Gestire le relazioni con i media può mettere a dura prova anche il manager più esperto. Hai mai avuto la sensazione che una risposta sbagliata davanti a una domanda o una comunicazione poco chiara possano trasformarsi in un problema che coinvolge tutta l’azienda? Se manca una strategia precisa, basta poco per generare confusione interna, perdita di fiducia e persino danni alla reputazione.
La buona notizia è che esistono errori ricorrenti che puoi evitare e soluzioni semplici da applicare per rafforzare da subito la tua comunicazione aziendale. Imparerai come una strategia condivisa renda il tuo team più produttivo, perché la preparazione anticipa le crisi e quali gesti pratici migliorano la credibilità agli occhi dei media.
Scoprirai passaggi chiave e strumenti di lavoro che ti permetteranno di affrontare le situazioni più delicate con sicurezza. Ogni punto racchiude suggerimenti reali, immediatamente applicabili per difendere e valorizzare la reputazione del tuo business.
Indice
- 1. Ignorare la preparazione prima di interviste
- 2. Comunicare senza strategia chiara e condivisa
- 3. Gestire una crisi senza piano di risposta rapido
- 4. Trascurare la formazione interna sulle relazioni media
- 5. Rispondere impulsivamente alle critiche pubbliche
- 6. Non monitorare costantemente la copertura mediatica
- 7. Sottovalutare l’importanza dei rapporti diretti con i giornalisti
Sintesi Rapida
| Messaggio Chiave | Spiegazione |
|---|---|
| 1. Preparati sempre prima di un’intervista | L’improvvisazione durante un’intervista può costare reputazione e chiarezza nei messaggi per l’azienda. |
| 2. Crea una strategia di comunicazione chiara | Una strategia ben definita coordina messaggi e destinatari, evitando confusione e malintesi. |
| 3. Piani di crisi sono fondamentali | Senza un piano di risposta, le crisi possono portare a decisioni affrettate e danni reputazionali. |
| 4. Forma tutto il personale sulle relazioni media | La formazione aiuta a evitare comunicazioni incoerenti e prepara i dipendenti a gestire interazioni con i media. |
| 5. Monitora costantemente la copertura mediatica | Il monitoraggio attivo consente di rispondere tempestivamente a crisi e opportunità, proteggendo la reputazione aziendale. |
1. Ignorare la preparazione prima di interviste
Molti manager di comunicazione commettono un errore che sembra banale ma che ha conseguenze significative: entrare in un’intervista con i media senza una preparazione adeguata. Pensano che la loro esperienza nel settore basti a garantire una performance solida, o che le domande saranno sempre le stesse. La realtà è diversa. Un’intervista improvvisata espone l’azienda e la reputazione personale a rischi notevoli.
Quando non ti prepari, accadono cose che non volevi che accadessero. Dai una risposta confusa a una domanda delicata, oppure dimentichi di sottolineare i tuoi messaggi chiave. Il giornalista nota l’improvvisazione e potrebbe approfittarne con domande più difficili. I tuoi competitor osservano l’intervista e vedono i punti deboli della tua comunicazione. Nel frattempo, il tuo pubblico percepisce incertezza in quello che dici, quando avrebbe dovuto ricevere fiducia e autorevolezza. La preparazione non è una formalità burocratica: è il fondamento di un’intervista efficace che protegge e costruisce la reputazione aziendale.
La preparazione operativa si divide in tre aree concrete. Prima, devi conoscere il contesto: chi è il giornalista, quale è il mezzo, qual è l’audience. Secondo, identifica i tre o quattro messaggi chiave che vuoi comunicare, a prescindere da quali domande riceverai. Terzo, anticipa le domande difficili e prepara risposte che siano oneste ma allineate ai tuoi obiettivi di comunicazione. Prova le risposte ad alta voce, non solo nella tua testa. Chronometra quanto tempo impieghi a rispondere. Chiedi a un collega di farti domande difficili per simulare lo stress reale di un’intervista. Quando cammini verso lo studio televisivo o verso il tavolo del giornalista, sai esattamente cosa dirai e come lo dirai. Non significa recitare una risposta memorizzata: significa avere la chiarezza mentale per comunicare con autenticità anche sotto pressione.
Consiglio professionale Crea una “carta di preparazione” per ogni intervista: una pagina con i dati del giornalista, il mezzo, tre messaggi chiave, e tre domande difficili con le tue risposte in formato bullet point. Portala con te e rilegila due minuti prima di iniziare.
2. Comunicare senza strategia chiara e condivisa
Una comunicazione efficace non nasce dal caso. Molti manager aziendali cadono nell’errore di mandare messaggi senza una strategia sottostante, sperando che il contenuto sia sufficiente. Il risultato è il caos interno e una reputazione aziendale confusa. Quando non hai chiarezza su chi deve ricevere quale messaggio, quando e attraverso quale canale, tutto si frammenta. I tuoi team non sanno come comunicare all’esterno, i dipendenti ricevono informazioni contraddittorie, e il pubblico vede un’azienda disorganizzata anziché consapevole.
Una strategia di comunicazione chiara definisce esattamente i destinatari dei tuoi messaggi, i tempi di diffusione e i canali da utilizzare. Questo non significa rigidità burocratica: significa dare a ogni persona nel tuo team la bussola giusta per orientarsi. Quando tutti comprendono il proprio ruolo nel percorso comunicativo e gli obiettivi comuni, la produttività aumenta e la coesione interna si rafforza. I fraintendimenti diminuiscono. La resistenza al cambiamento cala perché i dipendenti capiscono il “perché” dietro alle decisioni aziendali. I messaggi che raggiungono i media e il pubblico risultano coerenti, rafforzando la reputazione invece di indebolirla. Una strategia di comunicazione ben articolata aiuta a prevenire la confusione e a mantenere i membri del gruppo allineati sugli obiettivi comuni, migliorando sia la produttività che la credibilità esterna.
Con quale strategia iniziare? Primo, scrivi nero su bianco i tuoi tre messaggi chiave come azienda. Non sono vaghi: sono specifici e misurabili. Secondo, identifica i segmenti di pubblico che devono ricevere questi messaggi. Il messaggio per gli investitori non è uguale a quello per i dipendenti o per i partner. Terzo, scegli i canali appropriati per ogni segmento. Un comunicato stampa funziona per i giornalisti, un video interno per gli employee. Quarto, stabilisci chi ha l’autorità di comunicare cosa. Un responsabile media risponde a domande della stampa su un certo tema, non lo fa chi capita. Quinto, crea un calendario di comunicazione che sincronizza i vostri messaggi nei prossimi mesi. Questo non è un documento per la scrivania: è vivo, condiviso con il tuo team, rivisto regolarmente. Quando tutti sanno cosa comunicherai e perché, le sorprese negative spariscono.
Consiglio professionale Coinvolgi i leader aziendali nella costruzione della strategia, non solo il reparto comunicazione. Quando il CEO, il CFO e gli altri dirigenti firmano mentalmente la strategia, la rispettano e la applicano nelle loro interazioni quotidiane con il pubblico.
3. Gestire una crisi senza piano di risposta rapido
Una crisi aziendale non avvisa prima di arrivare. Molti manager pensano che affrontarla al momento sia sufficiente, improvvisando risposte mentre il danno si propaga. Questo approccio è pericoloso e costoso. Senza un piano di risposta già definito, ogni decisione viene presa sotto pressione, il tempo si dilata e la comunicazione diventa caotica. I media occupano il vuoto informativo con speculazioni. I dipendenti sentono il panico nei messaggi internamente. Gli stakeholder cercano risposte che non arrivano. La reputazione aziendale subisce danni che avrebbero potuto essere contenuti con una preparazione adeguata.
Il Crisis Management non inizia quando la crisi scoppia, ma molto prima. Un piano di risposta rapido comprende quattro fasi essenziali: prevenzione, valutazione, risposta e recupero. Nella fase di prevenzione, identifichi quali crisi potrebbero colpire la tua azienda: un problema di qualità del prodotto, un’accusa sui social media, un incidente sul lavoro, una perdita di dati sensibili. Nella fase di valutazione, quando la crisi accade, hai già un sistema per capire subito la gravità e l’ambito. Nella fase di risposta, agisci secondo un protocollo testato, non secondo l’istinto. I ruoli sono chiari: chi comunica ai media, chi gestisce la comunicazione interna, chi supporta le operazioni. Le comunicazioni sono coordinate e coerenti. Nella fase di recupero, torni alla normalità in modo strutturato. La gestione efficace delle crisi richiede un piano integrato che consenta di rispondere rapidamente a imprevisti, proteggendo la reputazione aziendale e limitando i danni.
Come costruire questo piano concretamente? Crea un “Crisis Response Playbook” scritto in modo che chiunque nel tuo team possa leggerlo e comprenderlo immediatamente. Includi scenario specifici con azioni corrispondenti. Se riceviamo un’accusa infamante su Twitter, ecco cosa succede nei primi 30 minuti, nella prima ora, nelle prime 24 ore. Chi è il nostro portavoce? Quali sono i messaggi chiave che comunichiamo? Che cosa non comunichiamo. Designa un Crisis Management Team che includa comunicazione, legale, operations e leadership. Questo team si riunisce immediatamente quando la crisi scatta. Allena il tuo team con esercitazioni annuali che simulano scenari realistici. Quando la crisi vera arriva, non è la prima volta che gestisci quella situazione.
Consiglio professionale Testa il tuo piano di crisi con almeno una simulazione all’anno, preferibilmente due. Durante la simulazione, agisci come se la crisi fosse reale: le email arrivano davvero, le call si tengono sul serio, i tempi sono cronometrati. Scoprirai dove il tuo piano ha buchi prima che una vera crisi lo riveli.
4. Trascurare la formazione interna sulle relazioni media
Molti manager aziendali pensano che le relazioni con i media siano responsabilità esclusiva dell’ufficio comunicazione. Un errore. Quando i dipendenti di altri reparti non sanno come comportarsi con un giornalista o come gestire una richiesta di commento, il rischio di comunicazioni incoerenti e dannose aumenta esponenzialmente. Il CFO che risponde a una domanda sulla stabilità finanziaria senza coordinamento. Il direttore operativo che fornisce dettagli tecnici non autorizzati. Un responsabile risorse umane che commenta una controversia interna su LinkedIn. Ogni volta, il messaggio aziendale si frammenta e la reputazione ne soffre.
La formazione interna sulle relazioni media non è un corso opzionale riservato agli addetti stampa. È un investimento nella coerenza strategica dell’intera organizzazione. Quando tutti nel tuo team comprendono come funzionano i media, come i giornalisti pensano e come preparare un messaggio in pochi secondi, le cose cambiano. I dipendenti diventano ambasciatori consapevoli dell’azienda anziché rischi comunicativi. La produttività aumenta perché le persone sanno esattamente quale informazione possono condividere e quale no. La motivazione cresce quando i team comprendono che anche loro contribuiscono alla reputazione aziendale. La formazione interna mirata sulle relazioni con i media consente di valorizzare le risorse e migliorare le performance dei team, sviluppando competenze tecniche e relazionali per affrontare efficacemente le sfide della comunicazione.
Come strutturare questa formazione? Non deve essere complicata. Primo, crea un programma di base per la leadership che copra i fondamenti: chi sono i media di riferimento per il vostro settore, come funziona una call con un giornalista, quali sono i messaggi chiave che non devono mai cambiare. Secondo, offri corsi specifici a livello dipartimentale. Se il dipartimento finanza interagisce frequentemente con analisti e investitori, ha esigenze diverse da quello operativo. Terzo, organizza una sessione di refresher annuale per mantenere le competenze aggiornate. Quarto, fornisci ai tuoi team una guida scritta semplice: una scheda che spieghi in 10 minuti come comportarsi se ti contatta un giornalista. Quinto, ricorda costantemente che il silenzio coordinato è sempre meglio dell’improvvisazione. Se un dipendente riceve una domanda per cui non ha una risposta ufficiale, sa esattamente a chi girarla.
Consiglio professionale Organizza una simulazione di media training almeno una volta l’anno dove i dipendenti da diversi reparti si confrontano con domande di un giornalista simulato. Scoprirai dove il tuo team ha ancora lacune e dove la formazione ha già dato risultati concreti.
5. Rispondere impulsivamente alle critiche pubbliche
Una critica pubblica arriva sui social media o in una review negativa. Il primo istinto è reagire immediatamente, difendersi, smontare gli argomenti del critico. Questo istinto è naturale e completamente sbagliato. Quando rispondi impulsivamente, amplifi il danno anziché contenarlo. Il tuo messaggio emotivo viene condiviso ancora di più. I giornalisti lo notano e lo trasformano in una storia più grande. Gli altri clienti o stakeholder vedono un’azienda che litiga in pubblico anziché un’azienda che gestisce i problemi con professionalità. Una risposta impulsiva oggi diventa la prova del vostro atteggiamento domani, e la memoria digitale non dimentica mai.
La gestione delle critiche richiede una risposta strategica e misurata che non sia guidata dall’emozione del momento. Quando ricevi una critica, il primo passo è fermarti. Non rispondere nei primi 30 minuti. Valuta cosa è stato detto: è fattuale o emotivo? È una critica legittima o un attacco infondato? Chi l’ha scritto e quanto raggio di influenza ha? Poi coinvolgi le persone giuste nella tua organizzazione per sviluppare una risposta coordinata. Il tono della tua risposta deve essere professionale, empatico se appropriato, e focalizzato sui fatti anziché sulla difesa. Una risposta strategica alle critiche pubbliche preserva la reputazione aziendale garantendo coerenza, trasparenza e controllo della narrazione, evitando il peggioramento della situazione causato da risposte affrettate.
Come praticarlo concretamente? Stabilisci un protocollo chiaro nel tuo team. Se ricevete una critica significativa, deve essere segnalata al manager di comunicazione entro un’ora. Il manager non risponde nel primo giorno. Aspetta 24 ore per permettere al tempo di fare il suo lavoro. Molte critiche spariscono naturalmente se non alimentate. Se dopo 24 ore la critica è ancora rilevante, inizia il processo di risposta. Scrivi la risposta, falla leggere a almeno una persona e il manager stesso. Leggetela ad alta voce. Chiedetevi se è difensiva o costruttiva. Se è difensiva, riscrivetela. Quando pubblicate una risposta, fate in modo che sia breve, onesta, e propositiva. Non giustificatevi eccessivamente. Se c’è stato un errore, ammettetelo. Se la critica è ingiusta, spiegate i fatti senza aggressività. La coherenza tra ciò che dite in privato e in pubblico è tutto. I tuoi dipendenti leggeranno quella risposta. I tuoi competitor la studieranno. I tuoi clienti valuteranno se fidarsi ancora di te.
Consiglio professionale Crea una “scheda di risposta alle critiche” con tre scenari pre scritti: una risposta a una critica costruttiva ma negativa, una risposta a un attacco infondato, e una risposta quando non hai ancora i dati completi. Avere risposte template riduce i tempi di deliberazione e aumenta la qualità della comunicazione.
6. Non monitorare costantemente la copertura mediatica
Molti manager aziendali credono che il monitoraggio mediatico sia una responsabilità passiva, qualcosa che accade da solo o che riguarda solo le grandi crisi. Sbagliato. Non monitorare costantemente cosa viene scritto sulla tua azienda, sui tuoi competitor e nel tuo settore significa navigare al buio. Una storia negativa viene pubblicata e tu lo scopri tre giorni dopo da un cliente che ti chiede spiegazioni. Un giornalista prepara un’inchiesta sul tuo settore e tu non lo sai finché non esce. Un social media influencer critica il vostro servizio e voi rimanete offline mentre il messaggio si diffonde. Ogni ora senza monitoraggio è un’ora dove non puoi reagire, proteggere la reputazione o cogliere le opportunità.
Il monitoraggio costante della copertura mediatica è una risorsa strategica che permette di tenere sotto controllo le informazioni riguardanti l’azienda, i concorrenti e il settore di appartenenza. Questo ti consente di reagire tempestivamente a criticità, gestire crisi comunicative prima che diventino virali e sfruttare opportunità di visibilità quando emergono. Il monitoraggio si estende ai media tradizionali, ai comunicati stampa dei competitor, e soprattutto ai social media, dove l’opinione pubblica può influire significativamente sulla reputazione in poche ore. Quando monitora costantemente, un manager può identificare immediatamente le criticità o le opportunità comunicative, migliorare le relazioni con gli stakeholder e adattare rapidamente le strategie di comunicazione al mutare del contesto mediatico. Una gestione efficace della reputazione aziendale dipende dalla capacità di rimanere consapevoli di tutto ciò che viene detto sulla tua azienda online e offline.
Come strutturare il monitoraggio? Non è complicato né costoso. Primo, scegli strumenti di monitoring che coprono media tradizionali e social media. Esistono piattaforme gratuite e a pagamento, a seconda della complessità delle tue esigenze. Secondo, stabilisci chi nel tuo team controlla il monitoraggio ogni giorno. Non deve essere una persona a tempo pieno inizialmente, ma deve essere responsabilità chiara di qualcuno. Terzo, definisci i termini di ricerca che contano per la tua azienda: il tuo nome, i nomi dei leader, i nomi dei prodotti principali, i termini chiave del settore. Quarto, crea un protocollo di azione. Quando viene rilevato un articolo rilevante, positivo o negativo, cosa accade? Chi viene avvisato? Quinto, fai report settimanali al tuo team di comunicazione. Un articolo positivo su un giornale importante è un’occasione per amplificarlo. Un articolo negativo richiede valutazione e possibile risposta. Sesto, usa i dati di monitoraggio per alimentare la tua strategia di comunicazione. Se noti che il tuo competitor viene menzionato tre volte più di te in un determinato settore, è un segnale che devi cambiare approccio.
Consiglio professionale Imposta un alert notturno che ti avvisa immediatamente se la tua azienda viene menzionata in articoli importanti o riceve menzioni improvvise su social media. Questo ti permette di reagire al mattino presto anziché scoprire il problema a metà giornata.
7. Sottovalutare l’importanza dei rapporti diretti con i giornalisti
Molti manager aziendali trattano le relazioni con i giornalisti come transazioni impersonali. Inviano comunicati stampa in massa, rispondono alle domande quando necessario, e sperano che il messaggio passi. Sbagliato. I giornalisti non sono meri canali di diffusione. Sono persone con deadline, con pressioni editoriali, con esigenze specifiche e preferenze professionali. Quando coltivi una relazione diretta con loro, costruisci fiducia. La fiducia trasforma un comunicato stampa generico in una storia che merita spazio. Una risposta veloce a una loro domanda in un rapporto che dura anni. Un background informale su un tema complesso in una copertura che capisce veramente la tua azienda. Senza rapporti diretti, sei uno tra mille uffici stampa che cercano attenzione mediatica.
La relazione tra giornalisti e uffici stampa rimane centrale nella comunicazione aziendale moderna. Il comunicato stampa continua ad essere una fonte primaria per i giornalisti, ma la qualità dei contenuti è aumentata e la competizione per l’attenzione è più feroce. La capacità dell’ufficio stampa di costruire e mantenere rapporti di fiducia con i giornalisti è fondamentale per ottenere una copertura mediatica positiva e coerente. Quando un giornalista conosce personalmente il tuo team e sa che fornisci informazioni accurate e tempestive, ti contatta per le tue storie, non le storie dei competitor. I rapporti diretti permettono anche di capire cosa interessa veramente ai giornalisti, quali angolazioni funzionano per il loro pubblico, e come posizionare le tue notizie per massimizzare l’impatto. Una strategia di media relations efficace poggia sulla costruzione di rapporti autentici che generano coverage di qualità per il vostro business.
Come costruire questi rapporti? Primo, identifica i giornalisti che coprono il tuo settore e che scrivono su media che contano per la tua azienda. Non sono centinaia, sono probabilmente 20 o 30 persone. Secondo, fai ricerca su di loro. Leggi i loro articoli recenti, comprendi il loro stile, capisci cosa li interessa. Terzo, contattali direttamente con un’email personale, non un comunicato stampa generico. Offri loro un’informazione utile, un’intervista con il tuo CEO su un tema che stanno coprendo, o semplicemente un feedback costruttivo su un loro articolo. Quarto, crea occasioni di contatto informale. Un caffè, un evento di settore dove potete parlare di persona, una call mensile di check in. Quinto, mantieni la promessa fondamentale: quando prometti una risposta veloce, la dai. Quando dici che fornisci informazioni accurate, mantieni questa promessa. I giornalisti ricordano chi è affidabile e chi no. Sesto, coinvolgi i tuoi leader nel costruire questi rapporti. Se il tuo CEO conosce il giornalista più importante del vostro settore, questo aiuta enormemente. Non deve essere formale: spesso la relazione più forte nasce dal dialogo professionale ripetuto nel tempo.
Consiglio professionale Crea una “scheda giornalista” per ogni reporter importante nel tuo settore con nome, publication, email, ultimi articoli scritti e note personali su cosa lo interessa. Aggiorna questa scheda ogni mese e condividila con il tuo team così che tutti sanno come contattare i giornalisti in modo personale.
[Ecco una tabella riassuntiva che sintetizza i principali punti e le raccomandazioni discussi nell’articolo sulle buone pratiche per la comunicazione aziendale efficace.]
| Argomento | Dettagli principali | Raccomandazioni fondamentali |
|---|---|---|
| Preparazione alle interviste | Non improvvisare e organizza messaggi chiave. | Porta una “carta di preparazione” a ogni intervista. |
| Strategia chiara | Definisci messaggi specifici per pubblici mirati. | Scrivi una strategia scritta e condividila. |
| Gestione della crisi | Prevenzione e piani d’azione testati. | Conduci esercitazioni annuali basate su scenari plausibili. |
| Formazione interna sui media | Ogni dipendente deve conoscere le basi comunicative. | Offri programmi su misura per i diversi reparti. |
| Risposte alle critiche | Agire con calma ed empatia piano di comunicazione chiaro. | Mantieni un approccio costruttivo e onesto nella reazione. |
| Monitoraggio mediatico | Controllare costantemente le menzioni dell’azienda. | Utilizza strumenti di monitoraggio adeguati e crea report settimanali. |
| Relazioni giornalistiche | Relazioni dirette e personalizzate con i giornalisti sono essenziali. | Offri informazioni tempestive e accurate con contatti regolari. |
Supera gli errori nella gestione dei media con strategie professionali su misura
Gestire efficacemente la comunicazione con i media e affrontare le crisi senza un piano chiaro sono sfide cruciali per ogni manager aziendale. Come evidenziato nell’articolo “7 errori gestione media da evitare per manager aziendali”, errori come la mancanza di preparazione e la risposta impulsiva alle critiche possono compromettere profondamente la reputazione. Se desideri trasformare questi rischi in opportunità, è fondamentale affidarsi a una consulenza esperta che fornisca strumenti concreti e soluzioni strategiche in grado di rafforzare la tua immagine e comunicazione.

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Domande Frequenti
Quali sono i rischi di non prepararsi prima di un’intervista con i media?
Non prepararsi prima di un’intervista con i media può portare a risposte confuse e a un’immagine aziendale poco professionale. Assicurati di conoscere i tuoi messaggi chiave e di anticipare domande difficili per proteggere la tua reputazione.
Come posso sviluppare una strategia di comunicazione efficace?
Per sviluppare una strategia di comunicazione, definisci chiaramente i tuoi messaggi chiave, identifica i segmenti di pubblico e scegli i canali appropriati. Stabilisci un calendario di comunicazione e coinvolgi i leader aziendali per assicurarti che tutti siano allineati.
Perché è importante avere un piano di gestione delle crisi?
Un piano di gestione delle crisi è fondamentale per rispondere in modo rapido e coordinato quando si verifica un’emergenza. Crea un ‘Crisis Response Playbook’ con azioni specifiche per diversi scenari, in modo da limitare i danni e proteggere la reputazione aziendale.
Come posso formare il mio team sulle relazioni con i media?
Formare il tuo team sulle relazioni con i media è essenziale per garantire coerenza nella comunicazione. Organizza corsi specifici per reparti diversi e fornisci una guida scritta per rispondere alle domande dei giornalisti in modo appropriato.
Qual è il modo migliore per rispondere a critiche pubbliche sui social media?
Rispondere a critiche pubbliche richiede una strategia calma e misurata. Aspetta almeno 24 ore prima di formulare una risposta, coinvolgi il tuo team per sviluppare una risposta coordinata e mantieni la comunicazione professionalmente onesta e costruttiva.
Come posso monitorare efficacemente la copertura mediatica?
Monitoring la copertura mediatica è cruciale per gestire la tua reputazione. Scegli strumenti di monitoraggio, stabilisci un responsabile nel tuo team, e definisci i termini di ricerca per ottenere report settimanali che ti informino sulle notizie rilevanti per la tua azienda.

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